La manifestazione antifascista del 3 febbraio scorso:
un graffio sulla lamiera
Ancora una volta quella bestia immonda, che fu ricacciata allora nella sua tana, ha rialzato la testa. Occorre domandarsi quindi il perché di questa longevità e recrudescenza del neofascismo e del neonazismo ad oltre settant’anni dalla Liberazione. Come compagni del Circolo Culturale Proletario di Genova, esponiamo la nostra risposta, attingendo alla teoria marxista, all’esperienza del proletariato internazionale e alla cronaca di questi ultimi anni. Ebbene, occorre dire che la catena di episodi di violenza squadrista a cui stiamo assistendo (la sparatoria di un neonazista contro gli immigrati di colore a Macerata, l’accoltellamento di militanti antifascisti per opera di esponenti di “Casa Pound” e l’apertura di tre sedi neofasciste nella nostra città, l’irruzione di alcuni ‘skinhead’ neonazisti in una riunione di persone impegnate nell’accoglienza degli immigrati a Como ecc.) è, sì, il frutto marcio di alcuni decenni di revisionismo anti-antifascista e delle retoriche sulla “memoria condivisa”, ma è soprattutto il prodotto delle fasi più avanzate (non di quelle più arretrate) del processo ciclico di sviluppo e di crisi del capitalismo, perché, oggi come non mai, è vero quanto osservava Bertolt Brecht, e cioè che “quel grembo è ancora fecondo” e tale resterà fin quando sussisteranno il modo di produzione capitalistico e l’imperialismo, che generano e alimentano incessantemente il fascismo.
Così, a proposito della catena di episodi che hanno avuto quali protagoniste organizzazioni come Casa Pound, Forza Nuova e Blocco Studentesco bisogna prendere atto che siamo in presenza di una vera e propria accelerazione della crescita quantitativa e della mobilitazione qualitativa dei gruppi di estrema destra: crescita e mobilitazione il cui punto di svolta va individuato in ciò che è successo il 29 aprile 2017, quando un migliaio di persone si sono recate a Milano al Cimitero Maggiore a commemorare i morti repubblichini, autofotografandosi mentre facevano il saluto romano. Quella fu una prova di forza e una sfida. Che vinsero, perché il Tribunale di Milano derubricò il fatto a commemorazione funebre. Occorre inoltre sottolineare che la sovraesposizione mediatica di questi gruppi, in particolare di Casa Pound, non è la causa ma l’effetto della loro crescita, così come i successi, per ora limitati ma significativi, che ottengono quando si presentano, generalmente nelle file del centrodestra e ora anche in modo autonomo, alle elezioni politiche. Né va dimenticato il fatto che la Lega e Fratelli d’Italia non solo forniscono la copertura a queste organizzazioni, ma esprimono posizioni che sui temi del lavoro, della sicurezza e dell’immigrazione coincidono con quelle sostenute dai fascisti.
Né serve illudersi che l’azione di contrasto alla recrudescenza e all’ascesa del fascismo possa essere delegata a strumenti a doppio taglio come la legge Fiano, poiché nulla può sostituire l’organizzazione, la mobilitazione e l’azione diretta delle forze dell’antifascismo proletario sul territorio, nei quartieri e nei luoghi di lavoro, dovunque il fascismo cerchi di far passare il suo messaggio di asservimento alle classi dominanti con le armi della demagogia, del razzismo e dello sciovinismo. Ecco perché dobbiamo spiegare e dimostrare alle masse che i fascisti sono falsi amici del popolo e che il cosiddetto “sole nero degli oppressi” è soltanto qualcosa che acceca e che inganna.
In questo senso, la manifestazione del 3 febbraio scorso a Genova è stata importante per la sua natura spontanea e la folta partecipazione, ma assai carente sul piano della combattività, della capacità di coinvolgimento della popolazione e dei contenuti politici. A questo proposito, la mancata partecipazione dell’ANPI, che resta la più importante organizzazione dell’antifascismo nel nostro paese, non ha certo giovato né alla saldatura fra le vecchie e le nuove generazioni di militanti antifascisti né all’estensione del fronte popolare di vigilanza, di lotta e di sensibilizzazione, che va messo in campo per combattere e neutralizzare, a livello di massa, la penetrazione ideologica, politica e culturale dei gruppi neofascisti e neonazisti tra le classi popolari. Per essere chiari a costo di essere brutali, va detto che ci troviamo ad agire in un paese in cui la maggioranza della popolazione è reazionaria e qualunquista. Un paese in cui, se un redivivo Mussolini si presentasse alle prossime elezioni, prenderebbe una valanga di voti. E per dare gli ultimi tocchi al quadro della cultura di massa imperante in Italia, è bene ricordare che vi sono undici milioni e seicentomila spettatori che seguono il Festival della Canzone, che la tiratura media dei due maggiori quotidiani sportivi supera le 400.000 copie giornaliere e che trenta milioni di italiani sono iscritti a Facebook. Tutto questo si verifica in una nazione dove ci sono tre morti al giorno per incidenti sul lavoro, ma quello che desta scalpore è l’esclusione dell’Italia dai mondiali di calcio.
Ecco perché, come compagni del Circolo Culturale Proletario, esprimiamo un giudizio limitativo sulla manifestazione del 3 febbraio scorso, pur ribadendo che era giusto sia partecipare, come abbiamo fatto, che intervenire, come del pari abbiamo fatto, all’assemblea antifascista svoltasi il 31 gennaio in piazza De Ferrari. Riteniamo infatti che essere attivamente presenti in questi momenti di mobilitazione sia per i comunisti un dovere inderogabile. Sennonché, più simile ad un graffio sulla lamiera che all’anello di una catena, l’assenza di direzione politica e la rinuncia a coinvolgere un più vasto fronte popolare ha confinato la manifestazione del 3 febbraio nell’àmbito dell’autorappresentazione e della simulazione ‘spettacolare’ del conflitto. Non per nulla lo slogan più ripetuto era il tautologico “Siamo tutti antifascisti”. Una manifestazione, dunque, molto al di sotto di quanto sarebbe richiesto dalla grave fase politico-sociale che, come proletari, come comunisti e come antifascisti, stiamo vivendo e soffrendo.
I compagni del Circolo Culturale Proletario di Genova